DECRETO SCUOLA: NODO PRECARIATO RESTA IRRISOLTO

semaforo_lumaca.jpg "Dopo un anno di travaglio, è finalmente arrivato il via libera al concorso riservato.

Adesso è necessario che la macchina organizzativa si metta subito in moto, così da consentire entro l'inizio del prossimo anno scolastico l'immissione in ruolo dei precari interessati dalla procedura di stabilizzazione".

È quanto dichiara Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, commentando il voto favorevole con cui il Senato ha licenziato il decreto legge 126.

"Quanto al concorso ordinario previsto dal decreto, resta da risolvere la questione dei tempi resi eccessivamente lunghi da meccanismi farraginosi e dal mancato esonero dal servizio per gli insegnanti che svolgono la funzione di commissari.

Soltanto intervenendo su questi talloni di Achille e ripristinando i concorsi con cadenza biennale, accelerandone l'iter, sarà possibile sanare definitivamente la piaga del precariato".

Entrando nel merito del testo, Di Meglio sottolinea due aspetti critici: il blocco quinquennale dei neo assunti nelle operazioni di mobilità, "materia che attiene la sfera della contrattazione integrativa e che, quindi, rappresenta una pesante invasione di campo rispetto alle prerogative sindacali", e la totale assenza del disegno di legge collegato alla Finanziaria riguardante le abilitazioni, "misura promessa più volte e ad oggi inevasa".

"Purtroppo, però, - conclude il coordinatore nazionale della Gilda - nel provvedimento mancano quegli interventi strutturali necessari per risolvere l'atavico e sempre più grave fenomeno della 'supplentite' che conta ancora 200mila precari, di cui oltre 170mila docenti".

Roma, 19 dicembre 2019

Legge di Bilancio, proclamato lo stato di agitazione per istruzione e ricerca

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Un presidio con flash mob davanti al MIUR mercoledì 18 dicembre dalle ore 17 alle ore 19. Questa l’iniziativa con cui FLC Cgil, CISL FSUR, UIL Scuola Rua, SNALS Confsal e GILDA Unams danno avvio allo stato di agitazione proclamato ufficialmente dalle segreterie unitarie a causa dei troppi nodi che restano ancora irrisolti nel momento in cui la legge di Bilancio 2020 giunge alle battute finali in Parlamento.
Dopo la riunione degli organismi nazionali al teatro Quirino di Roma, le cinque organizzazioni sindacali rappresentative del comparto Istruzione e Ricerca chiamano ancora alla mobilitazione gruppi dirigenti, quadri e RSU per ribadire con forza gli obiettivi del documento unitario redatto dopo l’evento del 20 novembre.
In testa alle rivendicazioni, l’aumento delle risorse per il rinnovo contrattuale, visto che quelle stanziate nella legge di Bilancio consentono, a regime, un incremento delle retribuzioni di poco superiore all’inflazione: meno di 80 euro medi mensili, ben lontano dall’aumento a “tre cifre” promesso a più riprese.
Le richieste delle sigle sindacali riguardano anche la valorizzazione professionale e la perequazione retributiva rispetto al resto del personale della PA. “Il fatto che oltre il 40% dei lavoratori del comparto beneficia dell’elemento perequativo – affermano Sinopoli, Gissi, Turi, Serafini e Di Meglio - dimostra che le retribuzioni del comparto istruzione e ricerca sono significativamente inferiori a quelle delle altre pubbliche amministrazioni. Se le risorse stanziate per il rinnovo contrattuale sono comprensive della quota necessaria a finanziare il perequativo, l’aumento medio mensile reale si riduce a circa 70 euro: queste - spiegano i leader dei cinque sindacati - devono pertanto essere considerate aggiuntive rispetto a quelle occorrenti per il rinnovo contrattuale. Al fine di conseguire un reale avvicinamento alla media delle retribuzioni europee, è dunque necessario un ulteriore significativo stanziamento”.
Il presidio di mercoledì 18 dicembre punterà i riflettori anche sulle problematiche relative ai punti delle intese del 24 aprile e 1° ottobre rimasti inattuati, a partire dalla questione degli assistenti amministrativi facenti funzioni di DSGA e dal mancato avvio del tavolo di confronto sui percorsi di formazione e abilitazione. I sindacati contestano inoltre le invasioni di campo su materie contrattuali che si stanno compiendo in sede di conversione del decreto scuola, che interviene sulla mobilità del personale docente; insistono inoltre sulla necessità di rivedere la normativa generale sul pubblico impiego e di rifinanziare e rendere più flessibile la composizione e l’utilizzo dei fondi del salario accessorio. Il presidio rilancerà anche le motivazioni delle manifestazioni unitarie del 3 dicembre sulla ricerca e del 16 dicembre sull’università.
Roma, 16 dicembre 2019

Un presidio con flash mob davanti al MIUR mercoledì 18 dicembre dalle ore 17 alle ore 19.

Questa l’iniziativa con cui FLC Cgil, CISL FSUR, UIL Scuola Rua, SNALS Confsal e GILDA Unams danno avvio allo stato di agitazione proclamato ufficialmente dalle segreterie unitarie a causa dei troppi nodi che restano ancora irrisolti nel momento in cui la legge di Bilancio 2020 giunge alle battute finali in Parlamento. 


Dopo la riunione degli organismi nazionali al teatro Quirino di Roma, le cinque organizzazioni sindacali rappresentative del comparto Istruzione e Ricerca chiamano ancora alla mobilitazione gruppi dirigenti, quadri e RSU per ribadire con forza gli obiettivi del documento unitario redatto dopo l’evento del 20 novembre. 


In testa alle rivendicazioni, l’aumento delle risorse per il rinnovo contrattuale, visto che quelle stanziate nella legge di Bilancio consentono, a regime, un incremento delle retribuzioni di poco superiore all’inflazione: meno di 80 euro medi mensili, ben lontano dall’aumento a “tre cifre” promesso a più riprese.

BONUS MERITO E CARD, GILDA: DESTINARE RISORSE AL CONTRATTO

buona_scuola_mostro "È ora di dire basta al gioco delle tre carte con i fondi stanziati dalla famigerata legge 107/2015 per il bonus merito.

Quelle somme, la cui destinazione abbiamo sempre contestato, riguardano unicamente i docenti e devono andare a incrementare le loro buste paga".

Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, commenta l'emendamento Granato che dirotta le risorse del bonus merito nel Fondo di istituto, mettendole dunque a disposizione anche del personale amministrativo.

"Oltre allo scippo subito dagli insegnanti, resta il danno provocato dalla 'Buona Scuola' con l'istituzione di un sistema premiale concettualmente sbagliato.

Con estremo disappunto, siamo costretti a constatare che delle promesse sbandierate prima, durante e anche dopo la campagna elettorale rispetto alla legge 107 - attacca Di Meglio - ben poco si è realizzato, di fatto lasciandone l'impianto pressoché inalterato".

"Al ministro Fioramonti, nel quale abbiamo trovato in varie occasioni un interlocutore disponibile, chiediamo di inserire nell'atto di indirizzo per il rinnovo del contratto le risorse del bonus merito e anche i 500 euro della card docente.

Invece di distribuire oboli, - conclude il coordinatore nazionale della Gilda - occorre con urgenza intervenire sugli stipendi degli insegnanti i cui livelli sono non soltanto di gran lunga lontani dalla media europea, ma anche nettamente inferiori a quelli degli altri dipendenti del pubblico impiego".

Roma, 16 dicembre 2019